Da Sasso di Castalda al Santuario della Madonna Nera

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ch700Una rotta ormai persa. Un percorso abbandonato. Una consuetudine passata. Un cammino lungo trenta chilometri su una pista mai più battuta.<Andiamo a piedi come si faceva una volta< dice Donatello Salvatore. E’ sua l’idea. La “voglia”. <Dal Melandro a Viggiano< come se fosse la cosa più normale del Mondo.Proprio così! Perchè è proprio così.In Basilicata i pellegrinaggi sono stati importanti momenti di evasione. Di condivisione.La memoria di questo cammino non è ancora andata perduta. Ci sono i racconti di chi non saltava un anno.

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Principio di settembre. “Bisognava fare la squadra che portava la Madonna dopo il mulino”. Perchè prima del mulino era, ed è, tutta un’altra storia.Intanto segnate la data. Si parte il 31 Agosto mattina molto presto da Sasso di Castalda. Boschi, radure, ruscelli, mulattieri, sentieri fino al Monte di Viggiano (1727metri). Si dorme in vetta. All’alba, con la Madonna, si scende in processione fino a Viggiano. Altri dodici chilometri. Nel frattempo non saremo esattamente più di quelli di prima. Il rito è fortissimo e prende anche gli scettici. Come il tragitto.Se suonate qualche strumento non dimenticatevelo per favore. Ma occhio allo zaino, leggero! Nel pomeriggio del primo settembre un autobus ci riporta a Sasso di Castalda.

SCHEDA TECNICA DESCRITTIVA

APPUNTAMENTO: ore 6:30, Sasso di Castalda, località Costara, di fronte la fontana

PARTENZA: ore 7:00 Sasso di Castalda, localita’ Costara

ARRIVO: ore 19:30 circa, Santuario Madonna di Viggiano

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DESCRIZIONE Dopo aver fatto un bel carico di acqua si parte subito con un bel dislivello di circa 350 m, fiancheggiando il Monte Maruggio, attraverso la faggeta, si arriva al Rifugio Fontana delle Brecce, dove si riprende fiato per proseguire sino alla Piana del Lago. In salita nuovamente verso Serra di Calvello per giungere al Calvelluzzo quota 1699 m, dove si gode di una magnifica vista sulla Val d’Agri. Verso l’ora di pranzo si scende lungo il versante per circa duecento metri per immettersi sulla strada verso il rifugio Romaniello, quota 1250 circa, pranzo e dovuto riposo, ci s’incammina fiancheggiando il Volturino fino al quadrivio 1300 m (slm). Una bella sosta prima di affrontare la parte più dura del percorso: 400 m di dislivello a forte pendenza. Raggiunto il santuario il contachilometri segnerà 27 km circa.

DIFFICOLTA’: escursionistica

DURATA: 8 ore circa escluso le soste

PERCORSO: strada sterrata e sentieri Escursione impegnativa consigliata a chi gode di buona salute e di una buona preparazione fisica. Si consiglia a chi volesse partecipare di fare una piccola preparazione, svolgendo camminate di lunghezza progressiva, almeno dieci giorni prima della partenza, in questo modo si può affrontare la camminata in modo tranquillo, ovviamente un po’ di stanchezza si sentirà.

Quota minima: 1100 m slm – Quota massima: 1725 m slm

Orario partenza: 7:00 – Orario arrivo: 19:30

NORME DI COMPORTAMENTO

Durante la traversata, i partecipanti sono tenuti a:

  • Rispettare gli orari e i tempi
  • Non allontanarsi dal gruppo senza aver avvertito la guida
  • Comunicare per tempo alla guida qualsiasi problema o esigenza, senza paura e vergogna
  • Gestire i propri rifiuti fino agli appositi cassonetti
  • Rispettare la natura e la cultura delle popolazioni locali
  • Non uscire dal percorso
  • Non abbandonare alcun oggetto
  • Non accendere fuochi
  • Limitare il più possibile i rumori
  • Non imbrattare alberi e rocce con scritte o altri segni
  • Non staccare pezzi di roccia né lanciare sassi per non ferire altri escursionisti o disturbare gli animali
  • Attenersi alle istruzioni della guida, collaborando alla buona riuscita della traversata evitando in modo categorico comportamenti che possono mettere in pericolo l’incolumità fisica propria e dei propri compagni

EQUIPAGGIAMENTO CONSIGLIATO ch705

SCARPE: sono di fondamentale importanza in un’escursione di lunga percorrenza, sconsigliate quelle da ginnastica, se non se ne può fare a meno, controllare almeno che abbiano la suola ramponata. Le scarpe basse da trekking vanno bene. L’utilizzo di scarpe nuove è molto sconsigliato, basterebbe usarle per qualche giorno, anche per strada, formando ed adattando la scarpa al piede, in questo modo si evitano vesciche e sfregamenti che possono compromettere la buona riuscita della traversata. Calzini traspiranti di media altezza.

PANTALONI: meglio se lunghi di materiale tecnico, leggeri e scorrevoli sulle ginocchia al fine di favorire la marcia

MAGLIETTA: meglio se di materiale tecnico traspirante, leggera e che si asciughi rapidamente, preferire colori chiari

COPRICAPO: berretto, bandana o buff

BORRACCIA: di almeno un litro, preferibile termica

ZAINO: va bene un piccolo zaino da 25 -30 litri, le borse a tracolla sono inadatte, come uno zaino grosso e scomodo, su molti chilometri potrebbe essere fastidioso. Evitare di caricarlo troppo!

SACCHETTO: tenere sempre un sacchetto per i propri rifiuti, un contenitore ignifugo (se fumatore) per le proprie cicche di sigaretta

FARMACI INDIVIDUALI

ACCESSORI UTILI MA NON INDISPENSABILI: repellente per insetti, crema solare, occhiali da sole, fazzolettini o salviette umidificate, amuchina, binocolo, macchina fotografica, coltellino multiuso, poncho o k-way SACCO A PELO: si dorme dentro il rifugio in vetta

FELPA: a 1700 metri di notte fa freddo, importante non dimenticarsi una maglia pesante!

PRANZO A SACCO: calcolate che in due giorni faremo circa 40 chilometri, la prima parte del tragitto è lontano dai centri abitati. Una volta arrivati in vetta si può scendere al parcheggio dove gli ambulanti stanno aperti tutta la notte. Importante avere qualcosa da mangiare anche il giorno dopo quando all’alba partiremo con la Madonna in direzione Viggiano.

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Pellegrinaggio in onore della Madonna del Pollino

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La Festa della Madonna del Pollino è una delle più importanti della montagna calabro-lucana e si tiene ogni anno a San Severino Lucano (Potenza), in tre tempi distinti:

cp2 Giugno, la salita:

Santuario della Madonna del Pollino.

La prima domenica di giugno, all’alba dopo la Messa, da San Severino Lucano, si avvia il pellegrinaggio che porterà la Statua della Madonna al Santuario, che si erge a 1.537 metri di altezza sulle pendici del monte Pollino, dove arriverà al tramonto dopo aver percorso ben 18 km. Il Santuario, venne edificato nel XVIII secolo, nel luogo, secondo la tradizione la Madonna apparve ad un pastore. Lungo il cammino sono effettuate alcune fermate di ristoro e di preghiera in strutture di mattoni a bordo strada, dette pisuoli, oltre ad una lunga sosta presso la frazione di Mezzana, dove viene celebrata la Messa nella Chiesa di Maria Santissima dell’Abbondanza. Inoltre, in occasione delle “poggiate” (soste) della statua gli abitanti delle zone in cui si trovano i pisuoli offrono ai pellegrini vino, caffè, latte, biscotti e frittelle. L’incarico di trasportare la statua è affidato ai membri della Confraternita di San Severino Lucano, riconoscibili da un gilet di velluto amaranto, che seguono precise consuetudini non scritte, che riguardano:

  • la posizione del portatore rispetto alla statua,
  • la durata del suo sforzo,
  • il tratto da esso percorso.

cp4Al pellegrinaggio partecipano alcune persone che, lungo l’itinerario sconnesso, portano sul capo le “cinte” – pesanti strutture di legno, vuote all’interno ed a forma di cubo dove sono infilati fasci di cereali e candele – che costituiscono una forma di ex voto. I pellegrini, durante il loro cammino sono accompagnati dai cantori e dai suonatori di zampogna, organetto e tamburello, che li invitano anche a ballare, poiché la danza è vista come un modo per esprimere la propria devozione a Maria Vergine: la tarantella, che normalmente è legata ad occasioni ludiche, qui assume la forma di “danza devozionale” che, per alcuni studiosi, ha la stessa valenza della preghiera e che contribuisce ad avvicinarsi a Dio. Luglio, la festa Nel primo fine settimana (venerdì, sabato e domenica) di luglio si svolge la parte più importante di questa festa devozionale in onore della Madonna del Pollino, da giugno custodita nel Santuario sul monte. Molti fedeli, provenienti dalla Basilicata e dalla Calabria, raggiungono il Santuario della Madonna del Pollino, sia in automobile, sia a piedi lungo gli antichi tratturi montani. L’area sacra è priva di strutture d’accoglienza, pertanto, i pellegrini che decidono di onorare la Madonna portano con sé il necessario per trascorrere le notti e per il sostentamento.

Dopo l’omaggio alla Madonna custodita nel Santuario, al proprio arrivo,è il momento degli incontri, dei saluti e dello scambio di prodotti tipici. I tre giorni di permanenza nel Santuario sono scanditi da momenti celebrativi, devozionali e folcloristici precisi dettati dalla tradizione:

  • Venerdì (pomeriggio) tutta l’area inizia ad animarsi di molti piccoli eventi che coinvolgono questa comunità temporanea di fedeli. Si diffonde il suono delle zampogne, delle surduline (una particolare zampogna diffusa soprattutto nell’area del Pollino e dell’alto Jonio, di piccole dimensioni), degli organetti e dei tamburelli. I suonatori vanno al Santuario, eseguono suonate e danze devozionali davanti alla Madonna, per poi ritornare all’accampamento, dove è consuetudine portare i “suoni” ai più anziani della comunità, che partecipano attivamente, suonando, cantando o ballando e che, per tradizione, ricambiano la visita dei suonatori e dei danzatori con insaccati, carne arrostita e vino. Quando è sera la montagna si illumina dei fuochi, sui quali, per tradizione, i pellegrini cuociono la carne. Nel frattempo, all’interno del Santuario, i devoti continuano a rendere omaggio alla Madonna. Alcuni, rimangono in chiesa per vegliare per tutta la notte rivolgendosi a Maria Vergine con preghiere, litanie e canti. Processione sul monte con la Statua della Madonna del Pollino
  • Sabato: durante la mattina l’area intorno al Santuario, si affolla gradualmente di fedeli. Alle ore 11.00 esce dalla chiesa, la processione: sulla dorsale, tra le valli del fiume Frido e del Sinni, la Statua della Madonna del Pollino benedice il “popolo lucano” e poi, dall’altro versante, il “popolo calabrese”. La processione si svolge lungo le strade della montagna, preceduta dal clero e dalle donne con le cinte e seguita dai suonatori, ad ogni “poggiata” (sosta) i fuochi pirotecnici salutano la Madonna. Durante le fermate, i fedeli manifestano apertamente le motivazioni personali che li hanno spinti ad effettuare il pellegrinaggio: c’è chi rivolge richieste, chi ringrazia per la grazia ricevuta ed altri espiano una colpa. Alle 13.00, termina la processione con il rientro della statua nel Santuario dove rimarrà per tutta l’estate. I fedeli ritornano nell’accampamento per il pranzo. Per tutto il pomeriggio e la notte del sabato la convivialità e l’allegria dominano la comunità temporanea dei fedeli. Pellegrini che portano per ex voto con le “cinte”
  • Domenica, dopo aver salutato la Madonna e aver raccolto le proprie cose ed oggetti devozionali e taumaturgici (scaglie di pietra ed erbe medicinali raccolte nell’area del Santuario) i pellegrini si avviano per rientrare nelle località di provenienza.

Settembre, la discesa. Nella seconda domenica di settembre la statua della Madonna del Pollino rientra nella sua dimora invernale. Il rito della discesa inizia il sabato. I fedeli salgono al monte, come per la salita, anche in questa occasione i membri della Confraternita di San Severino Lucano coordina ed organizzano il rito. La notte è vissuta in modo molto più intimo e silenzioso di quelle che caratterizzano i giorni della festa di luglio. All’alba i membri della Confraternita ripongono la statua della statua della Madonna sulla base processionale che servirà per il trasporto a valle. Dopo la Messa, inizia la processione accompagnata, ancora una volta, dal suono delle zampogne e degli organetti. Il passaggio e la sosta nei borghi vede il rinnovarsi del rito dell’offerta di ciambelle dolci, vino e caffè. All’arrivo nella frazione di Mezzana, la statua viene posata e alle 12.00 viene celebrata la Messa nella chiesa del paese. Ancora un tratto di strada e poi la statua arriva a San Severino Lucano, dove, prima di rientrare in chiesa, i membri della Confraternita la innalzano per tre volte prima di ricollocarla nella sua dimora invernale.

Riconoscimenti:

  • L’Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia ha riconosciuto l’evento, quale Patrimonio immateriale d’Italia

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Pellegrinaggi a Muro Lucano in onore di San Gerardo Majella

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ch596Muro Lucano è un luogo di culto, reso famoso da fatti legati alle origini di San Gerardo Maiella, nato in questo piccolo paese. Ma non solo, Muro, per la sua posizione geografica, per la sua tranquillità e aria pura è un territorio che si propone quale invidiabile località turistica, a nostro avviso, ben indicata per una vacanza antistress, consigliabile a tutti coloro che desiderano essere temporaneamente assenti dalla vita, attualmente frenetica e resa logorante dai tanti e continui impegni che diventano sempre più determinanti.

Inoltre, secondo il nostro punto di vista, Muro Lucano, non solo risulta essere un paese tranquillo dove poter riposarsi e meditare, ma teniamo a segnalare ai nostri utenti le caratteristiche ambientali e naturali di questa città, che fa di essa un luogo di riflessioni: è interessante per l’architettura usata nelle costruzioni che sorgono su di uno scosceso pendio, per gli incantevoli scorci, tenuti ben puliti e sistemati, dai quali si accede alle abitazioni. Muro è anche una città storica per la sua longeva esistenza, che, come recitano alcune recensioni storiche pubblicate: “Non è possibile stabilire con precisione la data di origine di Muro Lucano, centro del potentino, abbarbicato ad uno sperone roccioso, situato a 654 metri sul livello del mare, nell’alto bacino del fiume Sele“; “Fra le tante ipotesi sostenute - si legge  ancora nelle recensioni – circa la nascita di questo comune, ricordiamo quella secondo la quale gli abitanti di Muro discenderebbero dai Rufesi, provenienti dall’antica Rufa della Campania, attuale Ruvo del Monte di Basilicata, ma non vi è testimonianza che avvalli in alcun modo tale eventualità“.   Incerta è anche l’origine del Castello Medievale esistente sulla parte alta della città, fondato, presumibilmente, nel IX secolo ad opera dei Longobardi o dei Bizantini, che a quell’epoca si contendevano il territorio. Il primo nucleo fu una torre tozza ma possente, posta sull’apice di una alta collina circondata da rupi ripide ed impervie.   Altro dato di rilevante importanza è l’esistenza, nella città di Muro, di un ricco e singolare museo dove sono raccolti esemplari di inestimabile valore storico-culturale.   ch597Il Museo Archeologico Nazionale di Muro Lucano, si articola in diverse sezioni e presenta le attestazioni archeologiche del territorio della Basilicata nord-occidentale. La prima sezione illustra i risultati degli scavi condotti nell’importante insediamento di Baragiano, attraverso la ricostruzione di un settore della necropoli arcaica , in cui sono stati ricollocati i più significativi corredi funerari. La seconda sezione illustra il processo di romanizzazione dell’area, grazie alle testimonianze provenienti dalle necropoli e dalle numerose ville individuate nel territorio, di cui sono esposti i ricchi mosaici. Uno spazio del museo è riservato alle attività di contrasto degli scavi clandestini condotte dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale – Nucleo di Bari. Una sezione, infine, è dedicata al mestiere di archeologo, allo scavo stratigrafico, alla decifrazione delle storie che la terra racconta a chi cerchi di interpretare il suo linguaggio.   Non crediamo sia possibile raccogliere in un articolo quanto in realtà c’è da dire su questa piccola città, che molto probabilmente è per molti sconosciuta. Comunque, visto il nostro interesse per i territorio a noi circostante e per qualsiasi luogo di natura storica e caratteristica, riportiamo  qui di seguito alcuni dettagli che illustrano la realtà di questo “piccolo-grande pezzo di terra“:   “Muro Lucano è un comune di quasi 6.000 abitanti della provincia di Potenza. Il paese è situato fra 600 e 660 m s.l.m. e si distende a gradinata su uno scosceso pendio affacciato su una gola. Il primitivo e suggestivo borgo, detto il Pianello, e’ ancora oggi visibile ed abitato, lo domina un castello, di origini alto-medievali come la cattedrale. Il primo nucleo del Castello è la torre posta alla sinistra dell’attuale ingresso e potrebbe essere stata edificata dai Longobardi o dai Bizantini che a quell’epoca si contendevano il territorio (IX secolo circa) . Il Castello si è poi espanso seguendo l’andamento della puntuta collina con una seconda parte edificata per opera degli Angioini. Nel 1382 si consumò, nel Castello di Muro, l’omicidio di Giovanna I d’Angiò, Regina del Regno di Napoli, per ordine di Carlo di Durazzo. Dopo l’epoca angioina il Castello vide una lunga infeudazione ad opera degli Orsini fino alla fine del Feudalesimo (1806). Il territorio del comune risulta compreso tra i 322 e i 1.445 metri sul livello del mare.ch598   Questo bellissimo centro lucano è stato sempre, nel corso della sua lunga storia, vittima di un avverso destino che soventemente si è accanito contro di lui, fino a sfigurargli il suo bel volto. Il terremoto, infatti, a più riprese e di certo fin dal 990 ha demolito edifici clericali e gentilizi più interessanti, mietendo purtroppo molte vite umane, ultimo quello del 23 novembre 1980 del quale restano ancora tracce indelebili. Tra gli edifici di maggior pregio, danneggiati dal sisma dell’80, v’è proprio la Cattedrale (X sec.) nonché la Chiesa Convento dei Cappuccini (XVI sec.) e la Chiesa del Carmine (1606).   La Chiesa Cattedrale di Muro Lucano e’ verosimilmente coeva al Castello. Il primitivo corpo di fabbrica e’ oggi in gran parte nascosto dall’attuale, di origine seicentesca. Il novello e vecchio corpo di fabbrica configurano oggi una Chiesa a croce latina. I lavori di consolidamento post terremoto (del 1980) hanno mostrato un ipogeo con sepolture a strallo di evidente interesse storico. Particolare valore storico rivestono inoltre un seggio ligneo vescovile seicentesco, il quadro cosiddetto della Regina Giovanna (Giovanna d’Angio’) ed un servizio per Messa aureo opera del Valadier”.   Al sindaco della città di Muro Lucano, Geom. Gerardo Mariani, chiediamo, quali sono le proposte e quali i requisiti strutturali, che, sotto il profilo turistico, la città può offrire agli eventuali visitatori?   “È un profilo turistico variegato quello che offre ai suoi visitatori ‘Muro Lucano: l’Anfiteatro dell’Appennino Campano Lucano’. – afferma il sindaco Mariani – Storia, cultura e tradizioni si fondono in un mix di spettacolari  testimonianze. ch599Muro Lucano è   la terra che ha dato i natali a  San Gerardo Maiella, Patrono della Basilicata e delle mamme gestanti e dei bambini. E’ la terra dove è stata assassinata Giovanna I d’Angiò. E’ la terra dove le pietre narrano un mix di testimonianze come il vecchio borgo del Pianello, le grotte ed  i siti archeologici.   Muro Lucano, solo da qualche giorno,  rientra a pieno titolo nella rete  interregionale degli attrattori di eccellenza dei siti  Unesco del Mezzogiorno.   Lungo i “luoghi della fede”  vi è invece  un pacchetto turistico di tre giorni, proposto dall’amministrazione murese,  che mette in rete il Santuario di San Gerardo Maiella di Muro Lucano con quello di  Materdomini,  San Giustino De Jacobis e la  Madonna di Pierno di  San Fele, nonché il Santuario  di Santa Maria di Costantinopoli  di  Castelgrande.   Si punta a costituire un modello di luogo della fede  organizzato, andando  incontro, però,  alle esigenze di tutti i potenziali visitatori. Muro Lucano ha il dovere di  offrire, a circa un milione di pellegrini che annualmente visitano il Santuario di Materdomini, la possibilità di visitare i luoghi che hanno visto nascere e crescere San Gerardo Maiella.     Si punta così  alla costruzione, intorno alla figura ed ai luoghi di un Santo venerato in tutto il mondo, di un grande percorso turistico-religioso interregionale.   E’ giunta l’ora di promuovere un sistema di offerta turistica unico e  moderno che sia capace di coniugare gli elementi di identità storica con la tipicità dei luoghi e i suoi prodotti eno-gastronomici di eccellenza.  Muro Lucano è anche la terra dove l’accoglienza ha raggiunto alti livelli qualitativi. E’ la terra dove i turisti potranno assaporare la genuinità della vera ed autentica vacanza. 

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Storie in cammino

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Itinerari sulle Vie Francigene della Val d’Agri

 

xbUn itinerario guidato per scoprire il cuore della Basilicata, sui tracciati delle antiche Vie Francigene che attraversano la Val d’Agri. Cinque giorni per ripercorrere lento pede anche i Percorsi Mariani legati alla Via Herculea, partendo da Potenza, Capoluogo di Regione, costruito sull’Appia, la Regina Viarum, fino ad arrivare all’antica città di Grumentum.

 

Un viaggio slow attraverso luoghi d’interesse

 

* naturalistico, come l’OASI WWF Lago Pantano di Pignola, il Museo del Lupo di Viaggiano, il Parco dell’Appennino Lucano;

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* spirituale, come la Chiesa Santa Maria del Sepolcro a Potenza fondata dai Cavalieri Templari, il Santuario del Sacro Monte di Viggiano, il Monastero di Santa Maria di Loreto e l’antico convento delle Benedettine a Marsico Nuovo, attuale sede dell’Ente Parco dell’Appennino Lucano;

* storico artistico, come gli scavi dell’antica Grumentum, il Museo Archeologico dell’Alta Val d’Agri, la villaromana della potente famiglia dei Bruttii Praesentes rinvenuta a Marsicovetere;

* enogastronomico, con degustazioni di prodotti Igp, come i fagioli di Sarconi, i vini doc dell’Alta Val d’Agri o il formaggio Canestrato di Moliterno.

 

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Una proposta di viaggio per scoprire la Basilicata nel suo antico ruolo di crocevia tra l’Europa e il Sud del Mediterraneo, ma nella moderna condizione di un pellegrinaggio esempio di un turismo a impatto zero, ricco di spunti naturalistici, spirituali, di contenuti culturali ed enogastronomici, nel rispetto della natura e della valorizzazione della Lucania più autentica e, per alcuni versi, meno conosciuta.

I viandanti saranno accompagnati lungo il cammino sempre da guide naturalistiche, ambientali, turistiche specializzate, avranno a disposizione una cartina dei sentieri da percorrere con segnalazione dei luoghi d’interesse da visitare e un piccolo diario con cenni storici inerenti le tappe del percorso su cui ciascuno avrà la possibilità di appuntare le proprie impressioni: un personalissimo “Diario di viaggio”.

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Da 800 anni, qui c’è il cuore della gente

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teca-viggianoHa origini lontane il culto alla Madonna Nera di Viggiano incoronata “Patrona e Regina delle genti lucane” da San Giovanni Paolo II il 28 aprile 1991.
Da secoli e secoli ogni prima domenica di maggio la Madonna Nera di Viggiano, Patrona e Regina delle Genti Lucane, ascende al suo Sacro Monte. Qualcuno dice che la sua presenza aleggiasse già nelle città romane di Grumentum e Venusia durante le prime predicazioni evangeliche, ma molto probabilmente il suo culto risale all’arrivo dei monaci basiliani dall’Oriente, ecco il perché del suo volto olivastro. Pare che la prima volta che la Statua venne portata in cima ai 1725 metri del monte di Viggiano fu per sfuggire al «barbaro furore» dei Saraceni, intorno all’anno Mille. Dopo qualche lustro – ormai c’erano i Normanni – la Statua fu ritrovata da alcuni pastori grazie alla regolare apparizione di certi strani fuochi in un determinato luogo e fu riportata in paese, collocandola in una cappella che venne, poi, ampliata e trasformata nel sontuoso Santuario urbano di oggi, orgoglio della Lucania tutta. Contemporaneamente, anche nel luogo del ritrovamento, sulla sommità del Monte (detto, poi, “sacro”), veniva eretta una Cappella, dove la statua veniva portata ogni prima domenica di maggio e da cui veniva ripresa ogni prima domenica di settembre. La Madonna stessa, attraverso frequenti prodigi, aveva dimostrato di voler stare con la sua gente sia durante l’estate, nei campi e sui monti, per i lavori della pastorizia e dell’agricoltura, sia durante l’inverno, viggianoquando essa si ritirava in paese a causa del tempo poco favorevole. Nacque, così, l’abitudine di accompagnare, la prima domenica di maggio, la statua della Madonna Nera (racchiusa nel suo prezioso scrigno) verso la “dimora estiva”, nella Cappella a 1700 m di altitudine. Durante la faticosa ascesa, i pellegrini, cantando e pregando, nonostante una strada moderna permetta di arrivare in pullman o in auto non lontanissimo dal Santuario, ascendono a piedi, spesso scalzi, recando sul capo trofei di fiori e candele, elevando canti, suppliche e ringraziamenti alla Madonna nera. Il pellegrinaggio al monte ha un preludio il sabato sera, quando – al suono della banda cittadina e tra i colori di splendidi fuochi artificiali – la Statua viene traslata dalla Basilica alla cappella di San Sebastiano, nella piazza principale. Nel cuore della notte un flusso composto e ininterrotto di fedeli attende il proprio turno per toccare la bacheca in cui è custodita la Statua (l’aspetto attuale, completamente ricoperta d’oro e molto somigliante alla Madonna di Monserrat, lo si deve all’intervento voluto dagli Spagnoli nel XVII secolo), mandarle baci e invocazioni. Viggiano-santuario La veglia dura fino alle 6 del mattino seguente quando in piazza viene celebrata la messa, con la quale si dà il via al lungo cammino. L’arrivo in cima è previsto per le 13, dopo una sosta alla Piana Bonocore in cui, alle 11, viene celebrata un’altra messa sui prati. Il parroco intona canti e preghiere, gruppi di dodici portatori si alternano al trasporto della grande Statua tra continui applausi di incoraggiamento e suoni di zampogne e ciaramelle. La strada è ripida, i chilometri sono tanti, lo sforzo è notevole anche per coloro che semplicemente seguono in processione: è un atto di fede, ma anche una prova fisica, «una esperienza rituale ritenuta capace di mettere alla prova le persone e di cambiarle» che va conclusa con tre giri devozionali intorno al piccolo santuario montano di cui bisogna baciare i quattro angoli perimetrali esterni, come a circondare per proteggere e a scongiurare l’invasione del male attraverso le giunture, che rappresentano i punti più sensibili di ogni struttura. viggiano-300x204Il fascino della montagna; l’asprezza del sentiero che mena alla cappella; il silenzio magico dei boschi, interrotto soltanto dal cinguettio degli uccelli; l’estensione surreale del panorama;l’aria sempre fresca e frizzante, conferiscono all’esperienza dell’ascesa al Monte un carattere naturalmente religioso, favorendo, anche nel cuore dello scettico, la possibilità di scorgere Dio nella bellezza delle cose create. L’ascensione alla montagna è l’occasione in cui l’intera comunità si ritrova insieme in un giorno speciale e in un luogo dalla grande valenza simbolica: dall’alto del Sacro Monte la Madonna osserva i suoi fedeli, protegge i loro campi e le loro case; da lassù guarda così lontano che forse riesce a seguire anche gli emigranti e i vecchi suonatori d’arpa viggianese.

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